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LA SEDE COMUNALE


Il palazzo che ospita la sede comunale è un bel modello di architettura razionalista del ventennio fascista.

La struttura, che ben si integra per volume con gli edifici del centro storico,  esprime, nella semplicità della partitura e nella pulizia delle proporzioni, il concetto di base che gli architetti del regime volevano trasmettere: gli edifici andavano progettati secondo la  funzione della loro destinazione  e non su canoni di bellezza teorica e autoreferenziale. Il palazzo, che doveva ospitare gli uffici del podestà (sindaco) doveva essere funzionale, sobrio e praticoIgnorare tutti i canoni del neoclassicismo ottocentesco e tutte le decorazioni che lo contraddistinguono non deve essere confuso con un rifiuto del “classico”: un’attenta analisi metrica dimostra che moltissimi edifici di architettura razionalista sono stati progettati secondo la “sezione aurea”, il rapporto proporzionale che Fidia utilizzò per la realizzazione del Partenone ad Atene. Dopo il 1935, anno delle sanzioni della comunità internazionale all’Italia, che aveva invaso l’Etiopia, l’architettura razionalista ebbe un grande successo, la pulizia delle forme e l’utilizzo di materiali da costruzione “autarchici” cioè di provenienza rigorosamente italiana, coniugavano economicità e velocità di edificazione.  La realizzazione del palazzo alifano, all’esterno della cinta muraria e “fuori” da quello che fino ad allora era considerato l’epicentro della vita cittadina, va letto come volontà di razionalizzare spazi, abitudini e costumi secondo i nuovi canoni politici, architettonici e urbanistici.


 

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