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CASA VESSELLA



ALESSANDRO VESSELA

Commemorato dall’Unione dei Cultori di Musica del Medio Volturno

Edizioni ASMV – Piedimonte Matese 1983

 

Dante B. Marrocco

(dal “Corriere del Matese” del 18 Aprile 1965)

L’esecuzione era impeccabile. Ma il pubblico e la critica erano dei campanilisti contrari alla musica tedesca, e volevano musica di casa. Perciò in Piazza Colonna e sulla stampa si ebbero applausi e critiche, e durante l’estate romana acclamazioni e fischi, e perfino bastonate. Ma Don Alessandro, calmo, olimpico, tirava diritto. Ci vollero anni, ma introdusse la musica classica tedesca in Italia. I romani conobbero e gustarono l’austero Bach, i romantici Mendelsohn e Chopin, il plastico e forte Wagner, e Beethoven dall’immenso respiro.

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Contemporaneamente Vessella riformava il complesso strumentale. L’effetto fonico dell’esecuzione non doveva staccarsi dal modello originale della composizione, e doveva corrispondere strettamente all’orchestra. Egli costruì il tipo della partitura per banda, “proporzionando” dice il Cametti “le sonorità dei gruppi, distribuendo gli strumenti per famiglie, abolendo strumenti inutili, introducendone altri (come la famiglia dei saxofoni) che servissero a temperare, ad amalgamare timbri fra loro dissimili (legni e ottoni)”.

Progettò così, fin dal ’94, la riforma delle bande militari, e dalla cattedra, istituita per lui nel ’95 presso il liceo di Santa Cecilia, e dalle pubblicazioni, e con le magistrali trascrizioni, e anzitutto con la sua banda, vinse la battaglia. I suoi 60 esecutori “orchestra di fiati”, con un nutrito repertorio di 80 pezzi dovuti a 40 autori, (15 italiani), entusiasmarono nell’estate del ’94 Berlino, Dresda, Monaco e Norimberga. Gli si vietò il concorso internazionale di Nizza nel ’97, ma nel 1903 stava a Londra e girava per la Gran Bretagna con 75 esecutori (pagati maluccio dal Comune), e veniva acclamato dalle folle e da Re Eduardo VII. Nel 1906 entusiasmava Milano e Firenze.

La crisi del 1905, con lo scioglimento della banda e la sua ricostituzione, trovò il Maestro pronto ad un’altra realizzazione. Fondò un’orchestra per offrire con tenue spesa dei concerti alle classe più modeste, e così educarle. E in due anni, dal 26 novembre 1905, offrì 50 concerti. E per essi, dopo aver bussato al Costanzi, all’Argentina, all’Adriano, si finì all’anfiteatro Corea, che divenne l’Augusteo.

Fu collocato a riposo nel 1921.

Egli ebbe anche una notevole cultura letteraria e storica. Al Congresso internazionale di Scienze storiche (Roma 1903) presentò una comunicazione: Sull’evoluzione storica della partitura per banda dal ‘600 all’800. Scrisse pure: Di un più razionale ordinamento delle musiche militari italiane, (1894); e sull’argomento tornò con: Considerazioni e proposte di riforme. Ricordò il suo fantastico Viaggio artistico in Germania (1894); spiegò nel 1907 perché aveva voluto I concerti popolari dell’orchestra municipale di Roma. L’opera sua fondamentale rimane sempre: Studi di strumentazione per banda (1894). Lascia pure numerosi e appassionati pezzi per pianoforte, e lega il suo nome a notissime composizioni, quali Urrà!, che, su versi di D. Gnoli, fu eseguita il 18 ottobre ’98, alla basilica di Massenzio, con 300 coristi e 374 suonatori, in omaggio a Guglielmo II. Originalissimo è il Corteo nuziale eseguito al Quirinale per le nozze del nostro sovrano, il 24 ottobre ’96, e la dolorante Marcia funebre per la morte di Re Umberto I. Per eseguir ciò riuniva le bande degli Allievi Carabinieri, e quelle dei reggimenti dei Granatieri e di Fanteria, e allora la forza, la potenza dell’arte di Orfeo diveniva veramente colossale e irresistibile. Così fu eccezionale il concerto al Palatino, il 28 giugno 1901, per la nascita della principessa Iolanda, e quello del 24 giugno 1910 per il 25° della sua nomina: 400 esecutori, fra cui 200 ottoni, e fra essi, per la prima volta, alcuni contrabassi a corda.

Quest’uomo di genio, che col gesto faceva sprigionare dalla materia sentimenti che facevano estasiare o trasalire, il 6 gennaio 1929 era accompagnato al sepolcro da una folla sterminata di romani. La sua biblioteca musicale di 1078 volumi e 1832 opuscoli a stampa, e 50 volumi e 400 fascicoli manoscritti, fu donata dalla vedova signora Maria Villa, all’Istituto di Storia dell’Arte ed Archeologia in Roma.

 


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